Il Porto di Pesaro

Il porto di Pesaro è stato classificato, con D.M. n. 1776 del 21.8.75, di 1° classe - 2° categoria ed è a “destinazione commerciale”, sotto la competenza dello Stato. Il Piano Regionale dei Porti così recita 1 :

Il porto di Pesaro è un porto canale ricavato mediante la deviazione, a circa 800 ml dalla foce del fiume Foglia, e prolungato artificialmente in mare per altri 200 ml con due moli paralleli fra loro e distanziati di circa 40 ml. A ridosso del molo di ponente è stata realizzata agli inizi degli anni 80 una nuova darsena con le relative calate. Il molo di ponente è lungo m 240 e quello di levante m 300 risultando più avanzato di 60 metri rispetto al precedente molo.

 

Le sponde del porto sono tutte banchinate per complessivi 1.500 metri circa per l’attracco di navi e pescherecci e sono corredate di bitte di ormeggio, anelloni e parabordi mobili. Gran parte delle banchine si trovano in buono stato perché si è provveduto nel corso degli anni a ristrutturarle mentre altre dovranno esserlo. La darsena a ponente del porto ha uno specchio acqueo di superficie di mq 45.000 ed è delimitata da una diga foranea parallela alla costa con sovrastante muro paraonde. Tale darsena è banchinata sui lati ovest e sud rispettivamente per ml. 170 e ml. 160. I fondali del bacino portuale variano attualmente da ml – 3,50 della parte più a monte, ai ml. – 4,50 - 5,00 in prossimità dell’imboccatura.

Con i lavori di ampliamento del 2010 si è prolungato il molo di levante per una lunghezza complessiva di m. 260, di cui ml. 40 secondo la deviazione del molo esistente ed i restanti ml. 220 piegati a 45° rispetto al molo di levante stesso. Si è inoltre costruito un nuovo molo di sottoflutto di ponente della lunghezza complessiva di ml. 210, radicato all’incirca in mezzeria dell’esistente antemurale di chiusura della darsena. I due nuovi moli hanno reso sicura l’entrata e l’uscita delle navi dal porto anche se la nuova darsena commerciale non è stata ancora dragata per portare il pescaggio previsto.

 

La Storia

Utilizzato sin dagli inizi del ‘900 per traffici commerciali con trabaccoli a vela, il porto di Pesaro vide la sua esplosione negli anni ‘70, quando la Libia iniziò gli scambi commerciali con l’Italia e importanti importatori e commercianti libici utilizzarono il nostro paese come loro principale partner commerciale.

Il porto di Pesaro ebbe quindi l’opportunità e la capacità, grazie a validi operatori portuali, di proporsi parte attiva nello svolgere i servizi connessi ai traffici commerciali fra alcune aree del centro Italia ed il Paese del Nord Africa.

Dotato allora di una banchina commerciale lunga poco più di 200 m., di un pescaggio che negli anni ‘70 era di circa m. 4,00 e di un ampio piazzale per deposito merci situato proprio di fronte al luogo di imbarco, il porto di Pesaro attirò diversi Armatori di piccole navi anche in mancanza di una vera e propria Compagnia Portuale. Arrivava a Pesaro merce da tutta Italia. In porto erano ormeggiate mediamente due/tre navi (non ne poteva contenere di più) ed in rada ce n’erano altrettante in attesa di trovare un ormeggio libero.

Fu in quegli anni che iniziarono pure i traffici con navi porta containers e Pesaro era diventato il porto ideale per la M/n Husmann di bandiera tedesca che ogni 15 giorni imbarcava 280 Teus pieni (destinazione Libya) e ne sbarcava altrettanti vuoti.

Nel 1985 l’esportazione dei prodotti italiani verso la Libia iniziò a decrescere; gli ordini di materiali ed il trasporto di merci verso quel Paese iniziarono a scendere drasticamente, in un breve lasso di tempo, fino a sparire quasi completamente negli anni successivi.

Il porto di Pesaro subì così un notevole ridimensionamento dei traffici.

Nel frattempo, proprio alla metà degli anni ‘80, si era sviluppato anche il trasporto di materie prime, in particolare “oil” con navi cisterna, grazie alla presenza nell’area industriale di Pesaro di una società petrolifera e di distribuzione di prodotti petroliferi in grado di movimentare annualmente decine di navi con “gasolio” ed “olio lubrificante”, che in termini di tonnellaggio era molto rilevante. Anche questi traffici, nel 2006, purtroppo cessarono per fare posto alle navi di pietra che portavano il prodotto dalla Croazia per imprese di costruzione della nostra zona. Dopo alcuni anni anche questi ultimi scambi commerciali con la Croazia cessarono ed il porto di Pesaro piombò in un periodo molto buio con poche possibilità di rinascita

E’ stata proprio la nostra azienda che si è allora inventata il traffico passeggeri attirando un armatore prima Croato (Mia Trade) e poi Italiano (Righetti Navi) convincendoli ad aprire una linea con un catamarano veloce da Pesaro verso alcuni porti Croati. Questo traffico iniziò nel 2003 e, tra alti e bassi, ora è diventato un fiore all’occhiello per il nostro porto che ha visto nel 2017 quasi 10.000 passaggi sulle tratte Pesaro/Lussino, Rab e Novalja.

E’ stato però il 2017, grazie all’inizio dei traffici croceristici, a segnare il destino del nostro porto. Sempre grazie alla ricerca di nuovi traffici ed Armatori da parte della nostra azienda, la Grand Circle Cruise di Dubrovnik ha scalato con la nave da crociera Artemis il porto di Pesaro per 11 viaggi, che nel 2018 diventeranno 19 (con due navi Artemis ed Arethusa) ed un nuovo armatore inizierà con la nave da crociera Monet a scalare il nostro porto. Le tre navi da crociera sono dotate di poche cabine (da 25 a 30 ciascuna) e trasportano turisti Americani in crociere “di lusso”. Approdano a Pesaro per visitare la nostra città e quella di Urbino. Gli arrivi di queste navi danno lustro al nostro porto ed alla nostra città.